sabato 19 novembre 2011

"E’ che a te non ti spoglierebbe nessuno."


Madre, moglie, compagna di letto, di giochetti piccanti, ma anche santa, integerrima, senza macchia. E poi un po’ governante, educatrice della prole, e poi lavoratrice, ma non solo lavoratrice per merito, ma anche perché bella. Quindi non trascurata, giammai. Sempre perfetta, la donna italiana. Eccola la femminilità nell’era del berlusconismo, nient’altro che una caricatura indegna e sfigurata dell’essenza di un essere vivente che vede il suo valore ridotto alla propria “chiavabilità” (per citare un erudito presidente del consiglio il cui nome ora mi sfugge...). Sei più bella che intelligente, disse sempre quel presidente del consiglio, e ad una tedesca pare destinò la simpatica definizione di “culona inchiavabile”. E poi la sua igienista dentale novantasessantanovanta, quella sì che è una donna. Perché una donna si misura dal giro vita e dalla taglia di reggiseno.

Oggi un altro punto altissimo di questa subcultura da barbari ha toccato un nuovo e più alto apice: Crosetto ad una giornalista, durante la pausa pubblicitaria dice: "L’argomento che devo usare con te lo sai qual è… E’ che a te non ti spoglierebbe nessuno." L’ho sempre detto, nascere donne è una sfortuna sotto innumerevoli punti di vista. Quello che poi è richiesto a questa nuova generazione femminile, di cui faccio parte, rasenta veramente l’assurdo. Si pretende da noi la perfezione. E quando la perfezione è raggiunta...ci spiace, signorina, ci saremmo aspettati di meglio.

Non basta che ci si laurei in una elitaria università, che si parlino tre lingue, che si abbia capacità creative, relazionali, che sia matura e in grado di gestire obiettivi e situazioni degnamente. Non basta. Non basta mai. Perché poi devi essere anche sempre perfetta, sempre sorridente (altrimenti diventi una “che dovrebbe farsi una scopata”, giusto per citare altri altissimi ed illustri italiani), sempre impeccabile anche se tuo figlio ha vomitato la colazione e tuo marito forse ti mette le corna o presto finirà in cassa integrazione. Perché un uomo a quarant’anni a cinquant’anni diventa interessante. Tu invece sei da buttare, perché lo stereotipo sociale ti impone un’attenzione spasmodica ad ogni tuo tratto corporeo.

Che poi sia vuota come uno pneomatico, poco importa. Conta invece che tu sia sempre abbronzata, ben vestita, sempre sexy, ma non troppo. Il controllo della linea, e poi mille prodotti per far finta che tu il ciclo non ce l’abbia e nessuno noti che per sette giorni hai gli ormoni in subbuglio e ti senti fisicamente abbattuta. Perché non possono esserci debolezze per le superdonne del 2011. E poi la carriera che è ovvio che rallenti per le gravidanze, e non sia mai guadagni più del tuo compagno: apriti cielo. Ma vedi, anche per questo l’Italia ti offre soluzioni: anche a parità di meriti e di mansioni, tu, donna, sarai sempre pagata meno in questo maledetto Paese.

Contenta di essere nata donna? E ora, cari politici del PdL, ora che potete toccare con mano che vita di frustrazioni avete imposto alla metà di questo Paese, con il vostro rozzo modo di intendere la donna, imponendolo come fosse una cultura, un valore, qualcosa da istituire. Ora che ci avete declassate ad oggetto, bambole gonfiabili con un codice a barre da qualche parte, e cartellino in preziosi completini intimi, ora, cari politici del PdL, fatevi da parte. Perché, francamente, ci avete mortificate al punto da non farci più distinguere gli uomini dai maschi. E alla fine ci stiamo perdendo tutti.

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